Noi vogliamo un cambiamento. Ma il cambiamento
dev'essere, prima di tutto, culturale.
Non è uno slogan o un modo di dire. La cultura
influenza le nostre scelte, determina i nostri valori, cambia i nostri giudizi.
Ad esempio, se la nostra cultura è quella
della legge e del diritto, che permettono una convivenza pacifica tra i
cittadini, l'idea di organizzare delle “ronde” per controllare il territorio da
chi intende delinquere la notte, per poi ottenere un proprio senso di
“giustizia” - come già avviene in parecchi territori lombardi - , non può
essere giudicata civile. Può, sicuramente, essere considerata un'estrema
risposta a un problema grave, com'è sicuramente tale quello della tossicodipendenza
e dello spaccio nei boschi di Olgiate. Questo merita una riflessione: è giusto
pensare che dev'essere il cittadino a operare la giustizia, o è più giusto
chiedere che si aumentino il numero di agenti e i controlli nelle zone a
maggior rischio di criminalità?
C'è una sostanziale differenza tra una
risposta data dall'istinto e una risposta che si interroga sulle conseguenze
dei nostri gesti. È giusto, altro esempio, che la farmacia comunale venga
privatizzata, mettendo a rischio sia i posti di lavoro, sia un servizio che
garantisce un bene pubblico come la sanità?
Bisogna considerare che le parole, le parole
tutte, sono idee. Le idee, tramite le parole, influenzano i nostri pensieri e
guidano i nostri giudizi. Se una persona inizia a dire che il problema del
nostro Paese sono gli immigrati che portano via le risorse dello Stato,
nessuno, probabilmente, gli darà retta. Ma se questa idea inizia a essere
propagandata da gruppi di persone organizzate, se alcuni giornali, alcune
televisioni, se il nostro vicino di casa o un nostro parente inizia a essere
della stessa idea, allora è probabile che anche noi finiremo per crederci,
trascinati dal pensiero comune.
La realtà è diversa, perchè nella realtà non
sono gli immigrati, profughi dalle guerre e dalla fame, a “rubare” soldi a noi
cittadini, ma sono le cooperative, che nel nostro territorio sono molto legate
soprattutto a Comunione e Liberazione, a prendere quei fondi senza preoccuparsi
minimamente di stare gestendo delle persone e non delle merci. Ma, spesso, le
idee sono più forti della realtà, e un cittadino messo davanti a ciò che
contraddice un suo pensiero maturato negli anni, tenderà a rifiutarlo con ogni
giustificazione possibile.
Le idee sono pericolose, in questo senso. C'è
bisogno di informare, c'è bisogno di cambiare. Abbiamo bisogno di organizzarci
sul territorio e di far vivere idee alternative, senza rassegnarci e adeguarci
a quelle preesistenti. È in questa direzione che si volge la nostra candidatura
alle amministrative di Olgiate Comasco. Bisogna attivarsi in prima persona,
perchè la cultura dell'odio e dell'indifferenza non trovi spazio nel nostro
agire quotidiano.

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