Le pari opportunità non sono un’opinione.di Simona Benedetti

L’art. 3 della Costituzione lo conosciamo tutti a memoria: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ci sono anche molte Leggi che dovrebbero garantire pari opportunità.
Sì, molte Leggi, Ma cosa succede realmente?
Succede che una donna che subisce violenza sul luogo di lavoro, se decide di denunciare il fatto, il 99% delle volte perde il posto.
Succede che una donna che vuole abortire non trova un medico disposto a farlo, in Italia mediamente il 70 % dei medici si rifiuta di applicare la Legge 194.
Succede che donne vengano picchiate e uccise da mariti, fidanzati, amanti.
Succede che un bambino di tre anni che si fa dipingere le unghie e gira orgoglioso mostrando a tutti i suoi colori si sente dire, indistintamente da uomini e donne che non è una “femminuccia”.
Succede che una donna stanca di servire la famiglia dopo una giornata di lavoro si rivolge al consultorio dell’ASL e si sente dire dalla psicologa che il suo comportamento è provocatorio “perché da che mondo è mondo le donne stirano le camicie ai loro uomini”.
Succede che quando una donna viene violentata si sente dire che se l’è cercata.
Succede che, a pari mansioni, le donne guadagnano di meno, hanno meno opportunità di carriera, sono spesso costrette a dimettersi dopo essere diventate madri o a chiedere il part-time (sì, per andare a casa a stirare le camicie ai loro uomini!).
Ma allora, quando parliamo di 8 marzo, di cosa stiamo parlando?
Andare a votare, poter scegliere di abortire, non dover lasciare il lavoro dopo essersi sposate, ma anche indossare una minigonna, sono conquiste già fatte. Perché allora succedono tutte queste cose?
Alcune sono cose orribili, altre piccole sfaccettature. Nell’insieme diventano il mosaico di una società maschilista. Un mosaico davanti al quale chiunque inorridisce senza rendersi conto che ogni tassello rappresenta una fotografia di un momento di vita quotidiana.
L’8 marzo sembra siano tutti in prima fila per migliorare la vita delle donne.
Ecco. Vorrei si cominciasse a festeggiare l’8 marzo al contrario. Riposando per un giorno. E quando scrivo riposando non intendo rifiutandosi di stirare camicie. Ma riposando i pensieri. Smettendo di credere che anche donne piccole come me, ogni giorno possano fare o dire qualcosa utile al cambiamento effettivo di questa società maschilista. Per un giorno concedere il beneficio del dubbio a chi è convinto che le donne possano conquistare il mondo ma scelgano volontariamente di posizionarsi dietro i loro compagni

Commenti