L’art.
3 della Costituzione lo conosciamo tutti a memoria: “Tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali”, ci sono anche molte Leggi che dovrebbero garantire pari
opportunità.
Sì,
molte Leggi, Ma cosa succede realmente?
Succede
che una donna che subisce violenza sul luogo di lavoro, se decide di denunciare
il fatto, il 99% delle volte perde il posto.
Succede
che una donna che vuole abortire non trova un medico disposto a farlo, in
Italia mediamente il 70 % dei medici si rifiuta di applicare la Legge 194.
Succede
che donne vengano picchiate e uccise da mariti, fidanzati, amanti.
Succede
che un bambino di tre anni che si fa dipingere le unghie e gira orgoglioso
mostrando a tutti i suoi colori si sente dire, indistintamente da uomini e
donne che non è una “femminuccia”.
Succede
che una donna stanca di servire la famiglia dopo una giornata di lavoro si
rivolge al consultorio dell’ASL e si sente dire dalla psicologa che il suo
comportamento è provocatorio “perché da che mondo è mondo le donne stirano le
camicie ai loro uomini”.
Succede
che quando una donna viene violentata si sente dire che se l’è cercata.
Succede
che, a pari mansioni, le donne guadagnano di meno, hanno meno opportunità di
carriera, sono spesso costrette a dimettersi dopo essere diventate madri o a
chiedere il part-time (sì, per andare a casa a stirare le camicie ai loro
uomini!).
Ma
allora, quando parliamo di 8 marzo, di cosa stiamo parlando?
Andare
a votare, poter scegliere di abortire, non dover lasciare il lavoro dopo
essersi sposate, ma anche indossare una minigonna, sono conquiste già fatte.
Perché allora succedono tutte queste cose?
Alcune
sono cose orribili, altre piccole sfaccettature. Nell’insieme diventano il mosaico
di una società maschilista. Un mosaico davanti al quale chiunque inorridisce
senza rendersi conto che ogni tassello rappresenta una fotografia di un momento
di vita quotidiana.
L’8
marzo sembra siano tutti in prima fila per migliorare la vita delle donne.
Ecco. Vorrei si cominciasse a festeggiare l’8 marzo al
contrario. Riposando per un giorno. E quando scrivo riposando non intendo
rifiutandosi di stirare camicie. Ma riposando i pensieri. Smettendo di credere
che anche donne piccole come me, ogni giorno possano fare o dire qualcosa utile
al cambiamento effettivo di questa società maschilista. Per un giorno concedere
il beneficio del dubbio a chi è convinto che le donne possano conquistare il mondo
ma scelgano volontariamente di posizionarsi dietro i loro compagni
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