“In piazza con “Como Senza frontiere” per ricordare le migliaia di morti nel Mediterraneo e che come è successo a Sacko Soumayla, 29 anni, nato in Mali di razzismo si muore”.
di Fabrizio Baggi
Oggi siamo scesi in piazza con la Rete Como senza frontiere (della quale facciamo parte da poco dopo la
sua fondazione) per ricordare, come da due anni in città facciamo ogni mese, le
migliaia di vittime innocenti che nel tentativo di raggiungere una vita
migliore, fuggendo da guerre, soprusi, fame, e miseria hanno perso la vita nel Mediterraneo.
E’ stato il primo presidio della Rete da quando Matteo Salvini è diventato Ministro
dell’interno, è stato il primo presidio dall’esternazione irripetibile del neo
ministro riferita ai richiedenti asilo “è finita la pacchia” ed è stato anche
il primo presidio dopo il brutale omicidio che è costato la vita a Sacko Soumayla, un giovane bracciante
del Mali attivo nel sindacalismo di base e nella lotta per la difesa dei
diritti di chi, per una manciata di euro all’ora, si ammazza di lavoro nei
campi sotto il ricatto dei “caporali”.
Ci interessa sapere cosa intenda Matteo Salvini quando parla
di “pacchia”, se pronunciando quella frase si riferisce al viaggio che ha
altissime possibilità di essere fatale, se si riferisce alle violenze di ogni
genere ed agli stupri che i migranti subiscono nei campi di detenzione il Libia
(Stato con il quale l’Italia ha stretto accordi indicibili), se si riferisce al
lavorare 16 ore al giorno per 8 euro nelle mani dell’italianissima criminalità
organizzata, oppure se si riferisce al morire sotto il fuoco di un cecchino
razzista.
Se questa è la “pacchia” secondo Salvini che lo dica.
Secondo noi questa è l’anticamera dell’inferno.
Non ci stupisce certo ma ci indigna enormemente il silenzio
assordante del neo governo in merito ad un fatto tanto grave.
Oggi in rete, sulle pagine web del Segretario leghista,
tanto utilizzate per proclami di ogni genere durante la lunghissima campagna
elettorale, non ci sono commenti su quella che è stata una vera e propria
esecuzione di stampo razzista.
Forse qualcuno dovrebbe ricordare al “Matteo Nazionale” che
quando si diventa “Ministro dell’interno” si è responsabili dell’ordine
pubblico e che le proprie idee reazionarie davanti a fatti come questo
dovrebbero passare in secondo piano.
Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia di Sacko
e tutta la nostra solidarietà alle sue compagne ed ai suoi compagni di lotta
che, dopo averlo pianto, ricominceranno a rivendicare i diritti delle
lavoratrici e dei lavoratori agricoli nella morsa del caporalato, al sud come
al nord.
Como, 03 giugno 2018

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